Il coraggio del bambù

windSii come il bambù, fuori duro e compatto, dentro morbido e cavo.
Le sue radici sono saldamente confitte nel terreno,
si intrecciano con quelle di altre piante
per rafforzarsi e sorreggersi a vicenda.
Lo stelo si lascia investire liberamente dal vento,
e lungi dal resistergli si piega. Ciò che si piega è molto più difficile a spezzarsi.

(detto Buddhista)

Nella nostra cultura Occidentale, il fatto di piegarsi è da sempre sinonimo di debolezza, di codardia. Ogni situazione diversa dalle nostre aspettative la dobbiamo ostacolare, affrontare di petto, o peggio ancora ci sediamo in un angolo a lamentarci del destino avverso. Ci siamo convinti che a vincere sia il più forte, il più robusto, il più aggressivo.

Eppure a rendere il bambù capace di resistere senza spezzarsi è proprio la sua flessibilità.
Flessibilità vuol dire riconoscere l’arrivo di una tempesta ed in maniera intelligente accettarne la forza, avere il coraggio di restare senza opporsi a qualcosa fuori dal nostro controllo ed adattarsi al conseguente cambiamento momentaneo.
Non è forse vero che nell’evoluzione sono sopravvisute le specie in grado di adattarsi piuttosto che quelle che ciecamente hanno cercato di resistere al cambiamento?

(immagine by Skip Allen http://skipallenpaints.com)

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Uscire dal sistema (per andare dove?)

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Avete visto il film Trainspotting? No? Ok, allora dopo andatevelo a vedere! Chi invece l’ha visto ricorderà sicuramente il monologo iniziale, divenuto poi un manifesto di una generazione (la nostra) che ha deciso di ribellarsi ed uscire dal sistema.

Scegliete la vita. Scegliete un lavoro. Scegliete una carriera. Scegliete una famiglia. Scegliete un cazzo di televisore gigante.Scegliete lavatrici, automobili, lettori cd e apriscatole elettrici. Scegliete il fai-da-te e di chiedervi chi cazzo siete la domenica mattina. Scegliete di sedervi su un divano, a spappolarvi il cervello, e a distruggervi lo spirito davanti a un telequiz. E alla fine scegliete di marcire. Di tirare le cuoia in un ospizio schifoso, appena un motivo di imbarazzo per gli stronzetti viziati ed egoisti che avete figliato per rimpiazzarvi.

Scegliete il futuro.Scegliete la vita.

Ma perche dovrei fare una cosa così? Io ho scelto di non scegliere la vita. Ho scelto qualcos’altro. Le ragioni? Non ci sono ragioni. Chi ha bisogno di ragioni quando ha l’eroina?

La società ha bombardato la nostra generazione di messaggi del tipo: “Sei unico”, “Scegli il meglio per te”, “Scegli la tua felicità (una macchina, un cellulare o magari un televisore) trasformandoci in una massa di “automi” incapaci di decidere, valutare e scegliere. Abbiamo perso il contatto con i nostri bisogni, facciamo fatica a definire i nostri desideri e restiamo in attesa che qualcuno guidi la nostra vita. Robbins in un suo libro (Come ottenere il meglio da se e dagli altri) afferma che viviamo in un mondo in cui ogni giorno siamo soggetti a messaggi di qualcuno che vuole persuaderci a fare qualcosa, pertanto sta a noi scegliere se essere persuasi o diventare a nostra volta persuasori.

Il pezzo mancante nel monologo è proprio la risposta che più manca alla nostra generazione. Siamo usciti dal sistema (o meglio pensiamo di averlo fatto, in fondo abbiamo solo aggiornato i nomi della lista, niente lettori CD sostituiti da I-Pod) ma fuori da un sistema non siamo stati in grado di crearne uno nuovo. Così ci troviamo a lavorare precariamente 6-8 ore al giorno, senza poterci permettere un mutuo, dormendo strafatti la domenica mattina non potendoci nemmeno più chiedere “chi cazzo siamo”. L’eroina è quasi uscita di moda, rimpiazzata da gratta e vinci, scommesse ed altro.

Manca la parte più importante in quel monologo, che secondo noi dovrebbe suonare così:SCEGLIETE IL FUTURO, SCEGLIETE LA VITA, USCITE DA QUESTO SISTEMA FALSO E DECIDETE CHI VOLETE ESSERE. DOMANDATEVI QUEL CHE VOLETE AVERE, CIò CHE DESIDERATE E PERSUADETEVI CHE LO POTETE OTTENERE,  CHE STA A VOI MUOVERVI PER OTTENERLO. USCITE DA QUESTO SISTEMA DI INDIVIDUI RAMMOLLITI  E TRASFORMATEVI IN QUELLA PERSONA CHE VOLETE DIVENTARE.

Abbiamo un cervello, ritorniamo ad usarlo consciamente.
Diego & Lorenza

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STUCK IN REVERSE

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Iniziato il nuovo anno, come da tradizione, si esprimono i desideri, si sogna ad occhi aperti. Partoriamo in questi giorni le nostre nuove aspettative sul futuro. O almeno, così dovrebbe essere.

Nella mia attività di coaching negli ultimi mesi ho notato in alcuni coachee una forte propensione  nel focalizzare la propria attenzione su quanto non piace piuttosto che su quel che si desidera: una grande energia consumata nel cercare di evitare, rimuovere, cancellare quanto non gradito perdendo quasi di vista i reali desideri, i traguardi del loro sviluppo professionale.

Ascoltando una canzone alla radio ho ritrovato dipinta in alcuni versi questa trappola mentale:

“When you try your best, but don’t succeed

When you get what you want, but not what you need

When you feel so tired, but you can’t sleep

Stuck in reverse.” (Coldplay – Fix you)

Non che sia sbagliato riflettere su ciò che vorremmo cambiare nella nostra vita, anzi spesso veniamo a conoscenza dei nostri desideri proprio grazie alle nostre insoddisfazioni. Se però non proviamo a fare uno sforzo per volgere la nostra attenzione verso i nostri sogni, trasformandoli in traguardi, resteremo immobili a fissare i nostri limiti, la nostra sofferenza.

Molte persone ripetono continuamente che il loro lavoro è noioso, che non vengono apprezzati, che sono stufi di andare ogni giorno in ufficio, etc etc. Capita poi di lasciare, o peggio ancora di perdere, quel posto di lavoro tanto detestato e ritrovarsi tutt’altro che soddisfatti e felici, ma, inaspettatamente, vuoti, inutili e senza possibilità.

La mente, infatti, incalzata da simili affermazioni negative e dolorose, ha lavorato unicamente con lo scopo di rimuovere la causa del disagio, senza minimamente preoccuparsi di trovare soluzioni alternative.

Diverso è invece l’atteggiamento di chi, individuato ciò che manca per sentirsi soddisfatto, cerca la strada verso la realizzazione dei suoi sogni. In questo caso la mente lavorerà proiettata verso il futuro cercando di colmare un vuoto, determinando degli obiettivi da raggiungere. Procedendo in questa direzione queste persone cercheranno di migliorare se stessi, opereranno per migliorare ciò che già possiedono o, qualora non sia possibile, troveranno diverse alternative per raggiungere i propri traguardi.

Tornando ai desideri per il nuovo anno se non vogliamo rischiare di restare intrappolati in dolorose profezie che si auto avverano, è importante riflettere a fondo su quel che vogliamo ottenere. Definire chiaramente i nostri obiettivi e tradurli in azioni per riempire il vuoto che ci separa dalla nostra soddisfazione.

Immaginate ora due navi nel bel mezzo dell’oceano tormentato da una serie di tempeste. La prima che, maledicendo il maltempo, decide di cambiare continuamente rotta per navigare in acque tranquille. L’altra invece, preparandosi ad affrontare i pericoli di una tempesta, prosegue determinata sulla sua rotta. Secondo voi quale delle due navi arriverà al porto di destinazione?

Non è in nostro potere decidere quanti e quali tempeste incontreremo nel nostro cammino. Una volta però definito il nostro porto di arrivo e la nostra rotta, saremo in grado di vedere la sofferenza da un’altra prospettiva, illuminata dal faro della nostra felicità desiderata.

Ma come possiamo trovare il modo di affrontare e superare gli ostacoli alla nostra felicità?

“È inutile cercare di adattare il mondo ai nostri desideri: dobbiamo cambiare la nostra mente.”

(Matthieu Ricard)

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Blank pages

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Il giorno magico di Natale è passato da poche ore, lasciandomi in dono numerosi taccuini di diverse forme, colori e dimensioni. Unico elemento in comune tra loro l’immacolato bianco delle loro pagine. Quel candore che all’epoca del liceo generava un gigante buco nero nella mia mente, in grado di assorbire qualsiasi pensiero, idea, immagine scorresse tra i miei neuroni.

Ricordo ancora la sensazione di impotenza mentre con la penna nella mano immobile fissavo il foglio così….VUOTO.

Ho sempre preferito leggere piuttosto che scrivere (così come ascoltare piuttosto che parlare). Non si tratta di pigrizia, anzi a muovermi in questa direzione è sempre stata una grande curiosità, una sete di conoscenza che non si placa mai.

È però da qualche mese che sento il bisogno di condividere, o in un certo senso restituire, quanto fino ad oggi (ap)preso dal mondo. Ma ovviamente l’idea di affrontare nuovamente un foglio bianco immacolato scatenava nella mia mente una moltitudine di scuse: “Ma chi sono per aver qualcosa da dire?” oppure “Già sarebbe una bella cosa, peccato solo non avere tempo” ed altre ancora.

Oggi però contemplando la mia scrivania colma di taccuini nuovi di zecca la voglia di farmi conoscere ha superato l’antica paura del bianco di mille scuse armata. Di fronte a tutti quei fogli candidi ed ansiosi di essere animati da fiumi di parole, cancellature e numeri armato di una sola penna mi sono messo a testa china a scrivere questo primo articolo di apertura del mio blog.

Niente riflessioni, citazioni o pensieri filosofici oggi, solo qualche ricordo dell’adolescenza e una gran voglia di continuare quanto iniziato proprio adesso. Una sorta di transizione tra l’anno che si sta chiudendo e quello in arrivo che sicuramente sarà ancora più ricco del 2013.

Felice anno nuovo a tutti

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